1 aprile 2016

Pane nostro

- Una fettina, dammene almeno una fettina, ti prego! 

Con un filo di voce imploro Valeria di passarmi il pane, ormai stantio, che stipiamo nella dispensa. Lei mi guarda, alzando il collo a fatica, viso pallido, forze ridotte al lumicino, una sofferenza che gliela leggi negli occhi, poi mi sussurra orgogliosa: 
- no, dobbiamo resistere!
Mestamente abbandono la cucina, mentre una lacrima mi scende dagli occhi. Mordo con rabbia la galletta di riso che ho tra le mani. Riesco a mangiarne una metà, poi la lancio dalla finestra. Incupito, esco per andare a lavoro.

Quattro giorni prima.
- Nic, ho trovato una nuova dieta depurativa. Che dici la facciamo?
- Depurativa? Ma noi non facciamo mai le diete!
- Sì, è vero, ma con tutto quello che ci siamo mangiati negli ultimi tempi, forse sarebbe il caso, non credi?
- Beh, sì, forse. 
- Allora ti spiego la dieta: non dobbiamo mangiare…
- No, ti prego, non dirmelo. Non sono pronto per saperlo. Fai tu.
- Ti fidi?
- Mi fido sempre di te.
Più che depurativa, la dieta che ha scovato Valeria è distruttiva. Niente dolci, niente caffeina, niente latticini. E niente glutine. Addio pasta, dunque. E addio pane. E pizza.

Già, il pane. Già, la pizza.
Il primo giorno passa indenne, l'impresa sembra tutto sommato possibile. Ma dal secondo giorno mi comincia a prendere l'ansia. A metà giornata iniziano le allucinazioni: il mouse è diventato una rosetta tartarugata, la tastiera è una baguette calda e friabile. Tiro avanti tutta la giornata, ma poi la sera torno a casa e trovo il petto di pollo arrostito. Un po' di insalatina, poco sale, poco olio. Poca voglia di parlare, poca allegria. Apro la dispensa e scorgo i resti della pagnotta di pane che ho comprato l'altro giorno, quando potevamo mangiare tutto, quando eravamo pieni di energia e di felicità. Però resisto. Il terzo giorno è drammatico. Le allucinazioni continuano e sono sempre più realistiche. Per poco non mordo un mio collega, scambiandolo per un enorme filoncino ai cinque cereali. Di sera, a casa, io e Valeria sembriamo due zombie. Ci guardiamo con aria circospetta. Ho paura che mi possa addentare da un momento all'altro. Lei mi sta lontana, forse ha lo stesso timore. Mi sento come l'assessore Turri di Sette chili in sette giorni. Scambio il mio vicino, affacciato al balcone, per Renato Pozzetto in versione Silvano Baracchi. Spaventato rientro in casa e quasi svengo. Mangio una vellutata di zucchine e carote e subito mi metto a letto, ma la fame non mi fa prendere sonno. Comincio a contare le pecorelle. Arrivo a tre, poi le pecorelle si trasformano in ciabattine di grano duro. Ne conto seimila e ad ognuna mi sento peggio, ma alla fine riesco a prendere sonno. E faccio un sogno bellissimo: sono su un lettino in riva ad un mare paradisiaco. Qualche metro più in là, dieci panettieri spalmano la nutella su una fetta di pane lunghissima. Mi volto a guardarli e uno di loro mi fa l'occhiolino: "Tranquillo, è tutta tua", mi dice. Alle sette mi sveglio di soprassalto. Tutto sudato allungo la mano, ma non c'è traccia di pane, nemmeno una fettina di pancarrè scaduto. Mi alzo, mi lavo, mi vesto. Valeria è in cucina. 

- Una fettina, dammene solo una fettina, ti prego. 
- No, dobbiamo resistere!
Incupito, esco per andare a lavoro. Seduto davanti al computer, con lo sguardo nel vuoto, faccio una fatica enorme a concentrarmi. Un senso di incompiutezza mi pervade. 
Due ore dopo, capisco che è arrivato il momento di mettere le cose in chiaro con Valeria:
- Forse siamo andati troppo oltre… 
- Sì, forse.
- Credi che dovremmo smetterla qui?
- Sì, credo di sì.
- Stasera mi prepari la pizza?
- Speravo me lo chiedessi!
- Poi pane e formaggio? 
- Ovvio! Non dimenticarti di comprarlo, il pane
- Già comprato, stamattina.
- Bravo, amore!
- E voglio il caffè, tanto caffè.
- Caffè di sera? Poi non dormiamo…
- Non voglio dormire, voglio restare sveglio. Sveglio tutta la notte. Sveglio e felice.

D'altra parte se il verso più famoso della preghiera più pop del mondo recita testualmente: "dacci oggi il nostro pane quotidiano" un motivo dovrà pur esserci. O no?

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