6 aprile 2016

Ma te l'ho mai detto quanto sei bella?

Ha gli occhi brillanti, Viola. E lo sguardo sereno di chi ancora non conosce la malizia. È tale e quale a me, dicono. "T'ha tagliato la testa", mi ripete il salumiere ogni volta che ci vede insieme. Ma io mica lo so se è vero. Così, a occhio e croce, mi pare troppo bella per somigliarmi davvero.
Infilo lentamente la camicia a due passi dalla culla. Chissà cosa sognano i bambini mentre dormono. Indosso il maglioncino, allaccio le scarpe. Un raggio di luce trafigge la tapparella e si posa sulle sue mani. Le accarezzo il naso, sorrido. Non m'importa di fare tardi, oggi. Mi siedo a terra, le spalle poggiate all'anta centrale dell'armadio. E nel silenzio della penombra, mi sorprendo a pensare.
Penso a quando ci siamo guardati la prima volta. Io e lei, occhi negli occhi. I suoi, socchiusi e un po' gonfi per la fatica del parto, i miei, colmi di meraviglia e spalancati sulla felicità. Penso a quel senso di appartenenza mai provato prima. Nemmeno la conoscevo, in fondo, eppure l'amavo già. Ma com'era possibile? Quegli occhi, quel naso, quella bocca che non avevo mai visto, forse nemmeno immaginato. Eppure parte di me, in maniera inscindibile e imprescindibile. Amore a prima vista, nella sua accezione più prepotente.
Penso a Valeria, appena uscita dalla sala parto, al nostro silenzioso abbraccio pieno d'amore e di condivisione. Alla lacrime reciproche che non avevamo bisogno di nascondere. Né di spiegare. Poi Valeria mi ha chiesto di prendere Viola dalla culla per allattarla la prima volta. L'ho fatto con mani tremanti e inesperte. Un attimo dopo ho visto loro due diventare tutt'uno. Il mio uno. Uno e trino. Beh, sì, in quel momento mi sentivo un Dio.
Penso alla prima notte a casa. Noi tre. A quel sogno ad occhi aperti che stavamo vivendo tutto d'un fiato, alla stanchezza che non sentivamo e non capivamo il perché. Penso a me che parlavo a Viola con convinzione, certo che in qualche modo già ci capissimo, che già stessimo pianificando il nostro futuro assieme.
Penso a lei che si addormenta sul mio petto, che con la testa si fa spazio sul torace e poi prova ad avvolgermi con le braccia piccine. Penso alla fiducia che con quel gesto ha deciso di riporre in me, senza che io abbia fatto nulla per meritarmela. Penso che senza parlare m'ha detto che è mia, che è nostra, che dobbiamo curarci di lei, che la nostra vita è cambiata per sempre. Per fortuna.
Penso alla prima notte senza lei e Valeria, in trasferta a portar gioia ad una famiglia intera, a irrorarla con le loro gocce di entusiasmo e di dolcezza. Penso a quando ho capito che senza di loro, io, già non ci sapevo più stare.
E penso a mia mamma, alla nonna raggiante che sarebbe stata. Penso a come avrebbe preso in braccio Viola, a cosa le avrebbe sussurrato, con un filo di voce, nella quiete di una stanza illuminata da un piccolo abat jour. Penso a quegli abbracci mancati e a come raccontarli a mia figlia.
Penso a tutte le notti insonni, ai pannolini cambiati, alle pappe preparate, alla stanchezza che poi è arrivata, ma non ci ha spaventato. Penso ai primi passi, alle prime cadute, alle prime paroline e ai primi sorrisi. Penso alle prime paure e alle prime decisioni importanti. Penso alla prima farfallina-bella-e-bianca e battiamo-le-manine-che-adesso-viene-papà. Penso al passato, a quando non immaginavo potessero esserci Valeria e Viola. Penso a quando sono arrivate, prima una poi l'altra. Entrambe all'improvviso. E penso al futuro. Con la consapevolezza che il bello esiste sempre, per ognuno di noi, nascosto da qualche parte. E che quando meno te l'ha aspetti viene fuori con tutta la sua potenza e tutto il suo splendore. E con tutto il suo delirio.
E penso che ho tanta voglia di farti gli auguri, amore mio. Il tuo primo compleanno, un giorno speciale. Ma te l'ho detto quanto sei bella?

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