11 gennaio 2016

Pomodori a colazione

Alle diciannove in punto Valeria mette in padella dieci pomodorini con un poco d'acqua. Né olio, né aglio, né sale. I nove mesi di Viola non ammettono condimenti. La fiamma è al minimo, per evitare che il sughetto s'attacchi sul fondo. Il profumo dolce e intenso del pomodoro fresco comincia a diffondersi in tutta la casa. Respiro forte affinché possa imprimersi dentro le narici. 

Poi chiudo gli occhi per un attimo. 

Quando li riapro sono tornato indietro di venticinque anni. È un Sabato di fine estate e tutta la famiglia si ritrova di prima mattina nel grande cortile. Cento chili di pomodori, già lavati, fanno bella mostra di sé nell'angolo più fresco del cortile, affianco alle aiuole piene di ortensie colorate. I grandi barili, riempiti d’acqua a metà, sono già poggiati sui fornelli a gas ancora spenti. A noi bambini, pieni di entusiasmo, ma scevri di esperienza, viene affidato l'unico compito ritenuto esente da rischi: infilare le foglie di basilico nelle bottiglie di vetro, messe da parte durante tutto l'anno. Ne sono state conservate più del necessario e c’è concesso anche di romperne accidentalmente qualcuna. Ma è dall'altra parte del cortile che si concentrano le operazioni principali: i pomodori, a poco a poco, vengono infilati nel boccale di un consunto passapomodori elettrico rosso. Tutto il passato ottenuto, poi, finisce su uno scivolo e, da qui, dentro una grande bacinella bianca. 

Quando la bacinella è piena, comincia la riempitura delle bottiglie: le donne della famiglia si armano di mestoli e imbuto e cominciano a versare il passato di pomodoro nei contenitori di diverso formato. Le foglie di basilico che avevamo inserito con tanto zelo, lentamente scompaiono, sopraffatte dalla colata di pomodoro, mentre una seconda bacinella bianca già ha preso posto sotto l'inesauribile passapomodori. 

È necessaria più di un’ora per riempire tutte le bottiglie. Solo a questo punto le donne si possono ritirare in casa per preparare il pranzo e lasciano agli uomini il compito di tappare le bottiglie. Quatto quatto mi avvicino ai grandi e li imploro di poter partecipare a questa operazione, ma non c’è verso. Il momento è troppo delicato e la responsabilità è tutta nelle mani dei capifamiglia. Le bottiglie a una a una finiscono sotto la tappatrice a cremagliera, dove un timone a tre leve, manovrato con sicurezza, ma senza un’eccessiva pressione, spinge i tappi a corona, gli stagnarielli come li chiamano i grandi, verso il collo della bottiglia. Il momento dell’incontro, del sigillo, è accompagnato da una leggera nota vocale emessa dal timoniere, che poi è un messaggio in codice per il resto della catena di montaggio, come a dire: questa è andata, avanti con un’altra bottiglia. 

È ormai ora di pranzo quando tutte le bottiglie sono state tappate e adagiate all’interno dei barili per la cottura. Acceso il gas, non resta che aspettare: una volta pronte, le conserve saranno stipate nei grandi scaffali della cantina. 

Adesso anche gli uomini si possono ritirare. Rientro anche io. Le donne sono tutte schierate ai fornelli della cucina. I pomodori sono in padella. Con olio, aglio e sale. La fiamma è al minimo, per evitare che il sughetto s'attacchi sul fondo. Il profumo dolce e intenso del pomodoro fresco comincia a diffondersi in tutta la casa. 

Respiro forte affinché possa imprimersi dentro le narici.

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