20 gennaio 2016

Lettera a Sarri

Mauri', ma dico io, con tutte le maleparole che ci stanno (e tu le conosci tutte, lo so) proprio "finocchio" gli dovevi dire? Non lo sai che qua è un attimo che diventi omofobo? Ci mette niente un Mancini qualsiasi a sostenere che "è meglio essere gay se gli uomini sono come Sarri". Orgoglio LGBT a palla, che piove dal cielo come cioccolata la notte della Befana. Siamo tutti Mancini, come ha titolato in prima pagina Tuttosport. Tuttosport, mica pizza e fichi. Giornalisti seri e coerenti, come quelli che “in 20\30\40 anni di carriera non ho mai visto niente di simile”. Vai a capire di cosa si occupavano, magari di golf. O di curling, chi lo sa.
Che poi avessi detto, che ne so, vecchio cazzone, come ha fatto lui, era un’altra cosa. Ma tu no, hai voluto dire finocchio. E hai voglia a rimarcare che Mancini è lo stesso che difendeva i tifosi interisti che ingiuriavano Napoli, che difendeva il suo amico Mihalovic, accusato di razzismo. Hai voglia a rammentare di quando Boskov sottolineava che Mancini era sì un grande talento, ma aggrediva e prendeva a parolacce i suoi compagni. Erano altri tempi quelli, quand’ancora il Mancio non era diventato un paladino dei diritti gay, l’eroe buono che combatte l’omertà e l’ipocrisia del calcio.
E poco importa che eri nel pieno della trance agonistica e dopo un minuto e quindici secondi esatti ti sei prostrato a chiedere scusa, privatamente e pubblicamente. Mica possono rimanere in campo queste cose. Mica è vero che “se tutti facessero come Mancini, sarebbe squalificata mezza serie a” come dice il bordocampista Varriale.
Sei omofobo e basta. Che poi, se proprio ci tenevi a fare una cosa da cattivo, avevi tante soluzioni a disposizione. Potevi andare in curva e inneggiare all'eruzione del Vesuvio, urlare maledetto terrone terromotato. Potevi intonare un lungo buuuu al primo uomo di colore che ti capitava a tiro e apostrofarlo sporco negro. E lo potevi fare pure se eri il presidente della Lega Calcio. Potevi farti eleggere in Parlamento e spaccare una sedia sulla schiena di un tuo collega. O provare a diventare Presidente del Consiglio e organizzare orge con le minorenni. Potevi pure bestemmiare che tanto, al massimo, ti cacciavano dalla casa del Grande Fratello. Insomma potevi fare tante cose e nessuno t’avrebbe detto niente e invece, no, ti sei incaponito e hai voluto dire finocchio. E quest’è, peggio per te. Sarai omofobo per il resto dei tuoi giorni. E faresti bene a smetterla di far giocare il Napoli così bene, che se continui ad essere primo in classifica è un attimo che diventi pure pedofilo, magari perché hai dato una pacca sulla spalla ad un giocatore della primavera. Allenatore avvisato…

11 gennaio 2016

Pomodori a colazione

Alle diciannove in punto Valeria mette in padella dieci pomodorini con un poco d'acqua. Né olio, né aglio, né sale. I nove mesi di Viola non ammettono condimenti. La fiamma è al minimo, per evitare che il sughetto s'attacchi sul fondo. Il profumo dolce e intenso del pomodoro fresco comincia a diffondersi in tutta la casa. Respiro forte affinché possa imprimersi dentro le narici. 

Poi chiudo gli occhi per un attimo. 

Quando li riapro sono tornato indietro di venticinque anni. È un Sabato di fine estate e tutta la famiglia si ritrova di prima mattina nel grande cortile. Cento chili di pomodori, già lavati, fanno bella mostra di sé nell'angolo più fresco del cortile, affianco alle aiuole piene di ortensie colorate. I grandi barili, riempiti d’acqua a metà, sono già poggiati sui fornelli a gas ancora spenti. A noi bambini, pieni di entusiasmo, ma scevri di esperienza, viene affidato l'unico compito ritenuto esente da rischi: infilare le foglie di basilico nelle bottiglie di vetro, messe da parte durante tutto l'anno. Ne sono state conservate più del necessario e c’è concesso anche di romperne accidentalmente qualcuna. Ma è dall'altra parte del cortile che si concentrano le operazioni principali: i pomodori, a poco a poco, vengono infilati nel boccale di un consunto passapomodori elettrico rosso. Tutto il passato ottenuto, poi, finisce su uno scivolo e, da qui, dentro una grande bacinella bianca. 

Quando la bacinella è piena, comincia la riempitura delle bottiglie: le donne della famiglia si armano di mestoli e imbuto e cominciano a versare il passato di pomodoro nei contenitori di diverso formato. Le foglie di basilico che avevamo inserito con tanto zelo, lentamente scompaiono, sopraffatte dalla colata di pomodoro, mentre una seconda bacinella bianca già ha preso posto sotto l'inesauribile passapomodori. 

È necessaria più di un’ora per riempire tutte le bottiglie. Solo a questo punto le donne si possono ritirare in casa per preparare il pranzo e lasciano agli uomini il compito di tappare le bottiglie. Quatto quatto mi avvicino ai grandi e li imploro di poter partecipare a questa operazione, ma non c’è verso. Il momento è troppo delicato e la responsabilità è tutta nelle mani dei capifamiglia. Le bottiglie a una a una finiscono sotto la tappatrice a cremagliera, dove un timone a tre leve, manovrato con sicurezza, ma senza un’eccessiva pressione, spinge i tappi a corona, gli stagnarielli come li chiamano i grandi, verso il collo della bottiglia. Il momento dell’incontro, del sigillo, è accompagnato da una leggera nota vocale emessa dal timoniere, che poi è un messaggio in codice per il resto della catena di montaggio, come a dire: questa è andata, avanti con un’altra bottiglia. 

È ormai ora di pranzo quando tutte le bottiglie sono state tappate e adagiate all’interno dei barili per la cottura. Acceso il gas, non resta che aspettare: una volta pronte, le conserve saranno stipate nei grandi scaffali della cantina. 

Adesso anche gli uomini si possono ritirare. Rientro anche io. Le donne sono tutte schierate ai fornelli della cucina. I pomodori sono in padella. Con olio, aglio e sale. La fiamma è al minimo, per evitare che il sughetto s'attacchi sul fondo. Il profumo dolce e intenso del pomodoro fresco comincia a diffondersi in tutta la casa. 

Respiro forte affinché possa imprimersi dentro le narici.