1 ottobre 2015

Una foto al giorno

Stamattina leggevo di un tizio che per dieci anni si è scattato una foto tutti i giorni sempre allo stesso posto e sempre con la stessa inquadratura e poi le ha montate tutte assieme in un video. 

Non è la prima volta che leggo di iniziative di questo tipo, tanto che qualche tempo fa, quando Valeria scoprì di essere incinta, mi balenò per la testa l’idea di fare lo stesso con lei e il suo pancione crescente. Così individuai un angolo della casa che mi sembrava adatto alla circostanza, testai l’inquadratura migliore e feci il primo di quella che doveva essere una lunga serie di scatti quotidiani. Il mattino seguente, però, me ne dimenticai, quello dopo Valeria non si riteneva abbastanza truccata per lasciarsi immortalare nella foto del secolo, quello dopo ancora lei dormiva quando io uscii di casa. E ancora: un altro giorno non potetti scattare perché avevo il telefono scarico, poi me dimenticai di nuovo. Bilancio della prima settimana: una sola foto su sette giorniE non andò meglio la seconda settimana. Intanto cambiai anche casa e pure l’angolo che avevo scelto come scenografia venne meno. Insomma per farla breve, la mia idea fallì prima ancora di cominciare. 

Quando nacque Viola ci riprovai: comprai il Boppy (una ciambella dentro la quale “alloggiare” i neonati) e pensai bene di usarlo per scattare ogni giorno una foto a mia figlia. Stavolta ce l’avrei fatta, non fosse altro per dare il giusto rilievo ai 1200 completini che Valeria le aveva comprato. Il primo giorno andò tutto liscio e pure il secondo e il terzo. Il quarto, però, mentre stavo per scattare Viola rigurgitò, il quarto la fodera del Boppy era in lavatrice, il quinto me ne dimenticai e il sesto di nuovo il telefono scarico (ma c’avete fatto caso che le batterie di questi smartphone durano sempre meno?). Niente da fare, pure stavolta avevo fallitoSia chiaro: di foto di Viola ne ho a bizzeffe. Credo di averne fatte oltre tremila in sei mesi, ma tutte troppo diverse. Niente di adatto a fare uno di quei video che diventano virali nel tempo di una pipì. 

Confesso di esserci rimasto male, lì per lì, ma poi stamattina ho visto il video di quel tizio e ho capito tutto. È il mio inconscio che si rifiuta di piegarsi a qualsiasi logica di standardizzazione forzata. Vuoi mettere la banalità di migliaia di scatti tutti i uguali tra loro con il piacere di immagini tutte diverse? E poco importa se nel mezzo ce ne capita qualcuna sfocata o con la faccia tagliata. In fondo la vita è questo. Mica una distesa pianeggiante lungo la quale camminare sempre con la stessa andatura. Piuttosto un continuo alternarsi di salite e discese. E non bisogna essere troppo pessimisti lungo la salita, né eccedere in ottimismo quando s’imbocca la discesa.

L’importante è imparare a godersi il cammino, sempre, qualunque esso sia. Consapevoli che ogni giorno è diverso dal precedente e che il percorso di ognuno è diverso da quello di ogni altro. E se proprio devo guardarmi indietro non è certo una sfilza di immagini tutte terribilmente uguali tra loro che voglio vedere. E lo so che questa uscita da filosofo-di-sta-ceppa forse non c’entra un bel niente con quel povero cristo che s’è andato a cercare il suo quarto d’ora di popolarità, ma sta cosa ve la volevo dire, così ‪#‎tantoperparlare‬

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