29 dicembre 2015

La prima volta al cinema non si scorda mai (o perlomeno non se la scordano i genitori)

Missione compiuta! Siamo riusciti a portare Viola al cinema. Complici Masha e Orso, amici fidati e inseparabili di mia figlia fin dalle prime settimane di vita, l'impresa è stata meno ardua di quanto pensassimo. 

Alle 16.40 entriamo in sala, il film inizia nell'istante in cui varchiamo la porta d'ingresso. È giusto che Viola prenda da subito le abitudini di mamma e papà, compresa quella di arrivare all'ultimo istante al cinema. Ma soprattutto quella di andarci al cinema. Da subito. Otto mesi e ventitré giorni per la sua prima volta davanti al grande schermo mi pare un buon inizio. 

Facendoci luce con il telefonino arriviamo alla nostra fila, la migliore della sala, che abbiamo comprato il giorno prima per non rischiare di doverci accontentare di un posto qualunque. La prima volta doveva essere perfetta. E difatti lo è. Viola vede il faccione gigante di Masha e scoppia in un'espressione di felicità senza eguali, inferiore soltanto al grido di giubilo che emettiamo io e Valeria quando, tra un episodio e l'altro, a sorpresa, appare Gipo sullo schermo. Il resto della platea si volta verso di noi, non so se stupita dal fatto che una bambina così piccola stia in sala con la maturità di un adulto o dal fatto che i due adulti che la accompagnano esultino con entusiasmo da bambini. 

I cinque minuti di intervallo sono buoni per qualche scatto fotografico, ma anche per permettere a Viola di scoprire il resto dei pargoletti, tutti più grandi di lei, in sala. E in particolar modo Sabrina, due anni e mezzo, che diventa la sua amica del cuore per tutto il secondo tempo. E così tra una marachella di Masha e uno sbuffo di Orso, Viola e Sabrina ne approfittano per scambiarsi sguardi, stringersi la mano e ricambiarsi gridolini di complicità. Uno spettacolo nello spettacolo. La fila dietro di noi è combattuta su dove rivolgere lo sguardo, ma alla fine vincono loro: Viola e Sabrina, in effetti sono una spanna sopra Masha e Orso. 

Un'ora e poco più e tutto finisce. Viola è soddisfatta, noi pure. Portarla al cinema è stato per lei una piacevole scoperta. Per noi una piacevole conquista. Che sia la prima di tante volte. E che il cinema contribuisca a farla divertire e sognare, a farla riflettere e imparare, ma soprattutto a proiettarla alla ricerca di trame sempre originali, anche quando si riaccendono le luci. Con la consapevolezza che il lieto fine può sempre arrivare, anche quando quella fantastica sceneggiatura che è la vita ti para davanti ostacoli e colpi di scena inattesi

18 dicembre 2015

Farfallina bella e bianca

Viola sa battere le mani. Ma non così, a caso. Tu glielo chiedi e lei lo fa. Su richiesta. Ed è solo l’ultima chicca di un repertorio sempre più vasto. Già da qualche settimana, per esempio, ha imparato a muovere le mani al coro di “farfallina bella e bianca”. E ci riesce nonostante io e la mamma gliela cantiamo ognuno a modo proprio, inventando e cambiando ogni volta le parole. Anzi, ha imparato talmente bene che ci riesce anche se la canzoncina non gliela canti per niente. Tu dici solo: “farfallina” e lei, zacchete, parte col movimento oscillatorio di entrambe le mani. 

Stamattina l’ho messa alla prova appena sveglia. Era ancora nella culla, con un occhio chiuso e uno mezzo aperto e io, a tradimento, le ho intimato: Farfallina! Lei è rimasta per un attimo sulle sue, mi ha guardato perplessa dalla fessura di occhio aperta, poi ha tirato su le mani e con piglio da leader ha fatto partire quello che ormai è il suo cavallo di battaglia. Un attimo dopo, senza che nemmeno glielo chiedessi, ha continuato la performance con battito di mani e canzoncina in gramelot sincronizzata. Non vi dico la soddisfazione. Roba che avrei voluto fare un comunicato stampa. E non vi dico l’espressione tronfia di lei, di fronte ai miei complimenti. 

No, tranquilli, non sono uno di quei padri che vogliono ostentare le (presunte) magnificenze dei figli. So bene che mia figlia non è né la prima, né l’ultima bambina che alla soglia degli otto mesi comincia ad interagire in maniera sempre più consapevole con i genitori. È solo che fino a otto mesi fa, io, i bambini che sapevano battere le mani non li ritenevo meritevoli di chissà quale particolare attenzione. Nemmeno me li filavo. Non mi rendevo conto di quanto quel piccolo gesto, fatto da uno scricciolo di essere umano assetato di apprendimento, potesse essere infinitamente grande. Per chi lo “compie”, ma anche per chi lo “giudica”. L’ho capito solo osservando la faccia soddisfatta di Viola, ogni volta che esulto orgoglioso per quello che fa. 

Perché la grandezza delle azioni è sempre relativa. Anche quando di mezzo ci sono cose più complesse di un battito di mani. È da questa consapevolezza che dovremmo ripartire tutti: imparare a guardare più a fondo per capire (e apprezzare) chi abbiamo veramente di fronte. Fino a scoprire che la vita non è fatta di regole e valori assoluti, ma di individui singoli, con vissuti, contingenze, opportunità ed esigenze uniche. Solo così, forse, potremo scoperchiare il vaso di Pandora della diffidenza e della superficialità o, se preferite, riuscire a vivere meglio con gli altri e con noi stessi.