4 agosto 2015

In vacanza (a Monopoli) con la pupa

Quando, poco più di un anno fa, dall'ultimo piano del mio hotel sulla 39st, scrivevo un dettagliato report delle mie giornate newyorchesi, mai avrei immaginato che l'estate successiva, mi sarei ritrovato a raccontare di una vacanza a Monopoli

Sia chiaro, nulla contro la Puglia, regione nella quale ho trascorso memorabili pezzi della mia infanzia, ma io e Valeria eravamo nella fase “tutto-il-pianeta-ai-nostri-piedi” e avevamo in programma ben altri giri intorno al mondo. Poi è arrivata Viola e il nostro mondo – per fortuna - è diventata lei. Dove si va allora in vacanza con una neonata di nemmeno quattro mesi? 

Scelta non semplice se sei al primo figlio e se, preso dalle vicissitudini post-nascita, sei costretto ad organizzare un viaggio in pochi giorni. Ci lasciamo guidare dall'istinto e scegliamo Monopoli. Non che ne sapessimo molto, se non che aveva il mare da bandiera blu e che era comoda da raggiungere: autostrada fino a Bari e un pezzettino di superstrada, nulla di meglio per le nostre esigenze. Tra l'altro Monopoli m'è sempre stata simpatica, vuoi per l'omonimia con il gioco da tavola che tanto mi piaceva da ragazzino, vuoi perché negli anni novanta (l'allora) mitico Jerry Calà ci aveva ambientato “Professione Vacanze” una serie cult per noi adolescenti del tempo. E così che io, Vale e Viola, armati di bagagli, carrozzini, ovetti, sdraiette, canottini, materassini e altri oggetti più o meno utili, puntiamo il nostro galeone (una Ford Fiesta del 2010) alla volta di Monopoli. 

La partenza è intelligente, di Lunedì, sfalsata rispetto ai movimenti di massa. Scegliamo però di anticiparci di qualche giorno, per fare tappa a Napoli, da dove saremmo dovuti ripartire, il suddetto Lunedì, alle 6.30 del mattino, per evitare le ore più calde della giornata. O perlomeno così aveva programmato Valeria, ma glielo si leggeva negli occhi che non ci credeva nemmeno lei. E infatti partiamo alle 8.35. Il viaggio, al lordo di qualche sosta per pipì e carburante, dura all'incirca quattro ore. Arriviamo per pranzo, prendiamo possesso del b&b che abbiamo prenotato per tutta la settimana, scarichiamo i bagagli (cioè li scarico io facendo sette viaggi auto-stanza, mentre Valeria allatta Viola distesa sul letto con l'aria condizionata accesa), poi scendiamo a mangiare. Comincia la nostra vacanza a Monopoli. Vi risparmio però il diario giornaliero delle mie vacanze e provo a sintetizzarvi gli aspetti rilevanti di Monopoli. 

A Monopoli ci sono strade senza strisce, né blu, ne bianche, strade dove parcheggi e basta, da entrambi i lati della carreggiata, senza curarti troppo di grattini, dischi orari e cose di questo tipo. So che la cosa può sembrare trascurabile, ma chi vive a Roma tutto l'anno, sono certo mi capirà. 

A Monopoli i turisti e gli abitanti del posto frequentano gli stessi luoghi. E anche questa non è una cosa da poco, soprattutto dal punto di vista economico, perché Monopoli non ha prezzi “turistici”: uno spaghetto con le vongole a 8 euro, a Roma, non lo trovi nemmeno nella peggiore trattoria di periferia e il caffè a 90 centesimi anziché a 1 euro non cambia la tua situazione finanziaria, ma ti fa apprezzare il gesto. 

A Monopoli, poi, si mangia bene. Meglio che a Roma, quasi come a Napoli (la mia città è sempre al primo posto in tutte le mie classifiche). Con Valeria abbiamo consacrato questa vacanza come la migliore dal punto di vista gastronomico, tra pucce, paposce, troccoli, cartocci di pesce fritto e altre cose che, per ragioni di sintesi, non vi elenco. Ma credetemi sulla parola: a Monopoli si mangia davvero bene. 

A Monopoli è difficile passeggiare con un carrozzino. La ragione per la quale esistano ancora marciapiedi senza la rampetta per salire e scendere agevolmente con un mezzo a rotelle, senza doverlo per forza impennare ogni volta, ancora mi sfugge. Se poi questo avviene in un posto di mare dove si tende a camminare molto a piedi e per giunta i marciapiedi sono alti come piani rialzati, allora diventa un problema serio, specie per gli avambracci di chi porta il carrozzino.

A Monopoli c'è sempre una strada all'ombra e questa per noi è stata la più grande risorsa. A mare ci andavamo solo dopo le cinque quando il sole, in fase calante, diventava sopportabile per la pelle delicata di un neonato e il resto della giornata, se non volevamo starcene chiusi in stanza, non ci restava che andare in giro per il centro storico, dove, per concessione dei vicoli stretti, spesso il sole non arrivava. Abbiamo così scoperto un labirinto di stradine strette e suggestive, di scorci affascinanti, di angoli romantici (e pure ventilati, che non guasta). 

A Monopoli c'è tanta gente che fuma. La cosa, dì per sé, potrebbe anche essermi indifferente, se non fosse per il fatto che gran parte di queste sigarette finiva in spiaggia e in mare. Tanto da rendere le famigerate calette di Monopoli (ce ne sono a decine) un cumulo di mozziconi. Se poi ci metti il gioco delle correnti che (non chiedetemi il motivo) portava a riva un sacco di sporcizia proprio a partire dalle cinque, quando noi scendevamo in spiaggia, potete capire quanto poco ci abbia gratificato l'aspetto balneare. Ma allora questo mare da bandiera blu? Ci avevamo rinunciato a cercarlo, quando, il penultimo giorno di vacanza, al tramonto, passiamo sopra una caletta vuota e col mare finalmente cristallino. È un attimo, io e Valeria ci guardiamo e capiamo di non poter perdere questa occasione. A turno, ovviamente. Uno resta con Viola, l'altro in mare. Finalmente un bagno degno di nota. 

A Monopoli non c'è né il Parco della Vittoria, né il Viale dei Giardini, non si passa mai dal via e non ci sono casette verdi e alberghi rossi. In compenso, però, ci sono circa 200 b&b, con standard qualitativi molto alti e gestiti con professionalità e cordialità, un buon motivo per mettere in agenda un viaggio da queste parti. Ma soprattutto a Monopoli c'eravamo noi: io, Vale e Viola, la prima vacanza tutti e tre assieme, un motivo speciale per renderla comunque indimenticabile.