17 giugno 2015

Voi non siete napoletani!

Stamattina mentre raggiungevo a piedi la macchina, ho sentito due voci provenire da una casa al primo piano. Era un uomo che parlava ad una bambina, probabilmente sua figlia. Dal timbro di voce, direi che la piccola non avesse più di 4 o 5 anni. C'erano le finestre aperte e i loro dialoghi non avevano segreti. 

Lui la stava erudendo sulla loro "razza": "Noi non siamo Napoletani. Noi non siamo nemmeno milanesi e nemmeno palermitani, ma soprattutto noi non siamo...?" E la figlia, prontamente, a voce alta: "...napoletani!" 

Era evidente che conoscesse bene la filastrocca, che chissà quante volte gli aveva già ripetuto quel simpaticone di suo padre. Ho atteso un po', nella speranza che si affacciassero, ma la sorte non mi ha assistito. 

Eppure avrei scambiato volentieri due chiacchiere con entrambi. Soprattutto con lei, anima ancora innocente, alla quale avrei parlato di Napoli e della sua gente, dei sorrisi che anche un estraneo sa regalarti per strada, dell'umanità, dell'altruismo e della genuinità dei miei compaesani, ma soprattutto le avrei fatto capire che i napoletani - quelli per bene, che sono tanti, tantissimi - e i romani - quelli adorabili che incontro tutti i giorni - non sono poi così diversi tra loro. 

A lui non avrei detto molto, per la verità. Mi sarei limitato a fargli notare che sì, lui non è napoletano. E mai potrebbe esserlo. Perché Napoli, è vero, sarà pure piena di difetti e di contraddizioni, ma un coglione patentato come lui, non riesci a trovarlo nemmeno se ti ci metti d'impegno.