31 dicembre 2014

Quel 31 Dicembre di qualche anno fa...

"Servono ancora quattro sedie, le andate a prendere voi?" Mancano pochi minuti alle otto ed è quasi tutto pronto per il cenone di fine anno. "Quelle pieghevoli stanno sotto al capannone, attenti a non farle cadere tutte". Il capannone, come lo chiamano i grandi e lo spazio coperto del cortile, utilizzato perlopiù come come ripostiglio. Lì sotto ci sono sempre una cinquantina di sedie pieghevoli colorate, ammassate alla parete. Vengono utilizzate nei giorni di festa, ma anche nelle serate d'estate quando tutta la famiglia si riunisce nel grande cortile del palazzo di famiglia. "Mettete i cappotti che fuori tira vento". A noi ragazzini, vogliosi di collaborare non viene trovato di meglio da fare che recuperare le sedute mancanti. "Quarantadue, stasera siamo quarantadue". I più anziani ripetono da stamattina il numero complessivo dei commensali. E lo fanno con ingiustificato stupore. Come se fosse davvero una sorpresa essere in tanti. Come se non fosse stato così ogni anno. E se lo dicono a voce alta, a ribadire la soddisfazione per la famiglia unita che siamo. Le donne, ormai da cinque ore, fanno la spola tra la cucina e il soggiorno, dove i lunghi tavoli sono già apparecchiati a festa. L'odore di frittura ha impregnato anche le pareti, ma nessuno sembra curarsene troppo.  Il menù della serata non lascia spazio alla creatività. È tutto scritto in decenni di usanze e tradizioni partenopee: ‘o purpetiello, l'insalata russa e quella di rinforzo, il baccalà e il capitone. Gli spaghetti ai frutti di mare, i gamberoni al forno e quelli fritti, serviti a braccetto con i tondini, i calamari. Lo zampone con le lenticchie e il suo carico di presunta fortuna economica per l'anno che verrà. Contorni, quelli sì, a piacere. E poi i dolci, già in bella vista sul buffet: struffoli, cassatine, raffioli, mustaccioli, paste reali. Ci sta pure una pastiera, che a dirla tutta sarebbe un dolce pasquale, ma ogni legge per quanto ferrea ammette qualche piccola deroga. E a Napoli, un posto a tavola per la pastiera si trova sempre. Panettoni e pandori restano in secondo piano. Non sono una prima scelta per la serata e comunque tornano buoni per la colazione di domani e domani l'altro. Alle spalle dei dolci, il calendario omaggio della farmacia già ci introduce all'anno che verrà: 1991. "Andate a chiamare l'uommene a llà!" L'uommene, gli uomini, i maschi della famiglia, nell'altra stanza stanno mettendo a punto l'armamentario per la mezzanotte. I botti sono lì da un mese, perché se ne vuoi comprarne tanti ti devi anticipare, prima che i prezzi salgano alle stelle. "Quest'anno partiamo dai tric trac". La sceneggiatura del dopo-mezzanotte è già pronta, non resta che aspettare l'arrivo del nuovo anno. Ma non certo a stomaco vuoto. Poco dopo le otto ci si siede tutti in tavola. Gli uomini dalla parte interna, le donne dalla parte esterna per alzarsi comodamente tra una portata e l'altra. Su un lato della stanza, c'è un tavolo più piccolo, apparecchiato con una tovaglia piena di pupazzi di neve: è lì che mi siedo, insieme ai miei cugini più o meno coetanei. Ho solo 9 anni e mezzo e la tavola dei grandi per il momento ancora non mi spetta. Rido, mangio, gioco. Di tanto in tanto controllo l'ora, impaziente di arrivare alla mezzanotte. 

Poi mi sveglio di soprassalto. Guardo l'orologio dal telefonino. Implacabile mi compare anche la data: 31 Dicembre 2014. Ripenso alle feste di fine anno di almeno due decenni fa e mi rendo conto di essere stato un privilegiato a poterne prendere parte. Ero un bambino spensierato e ancora non sapevo che ogni anno che se ne va, si porta con sé qualcosa o qualcuno. Non sapevo che lo scoccare della mezzanotte oltre ai fuochi può far esplodere un plotone di ricordi, anche dolorosi. Ma ero circondato da persone felici, che queste cose le avevano capite prima di me e ciò nonostante rimanevano felici. Per questo ero un privilegiato. E certi insegnamenti te li porti dietro per sempre. Fin quando tocca a te sedere al tavolo dei grandi e insegnarlo a qualcun altro. Magari senza tavolate da quaranta e passa persone. Magari senza capitone che, diciamo la verità, non piace a nessuno, ma con la consapevolezza che ogni anno che arriva non è solo un numero che cambia, ma un progetto di felicità. Da perseguire a tutti i costi. Con una spregiudicata fiducia nel futuro e con tutta la forza del passato e dei suoi insegnamenti, quelli sì, davvero indelebili. Buon anno a tutti.