24 novembre 2014

Il laureato

Era un Mercoledì quel 24 Novembre di dieci anni fa. Lo ricordo come fosse ieri. Avevo poco più di ventitré anni e l’entusiasmo di chi ha ancora tanta vita da scoprire. Scendo di casa famiglia-munito: genitori, fratelli, cognati, cugini, zii, prozii, amici vari. Tutti smaniosi di assistere alla discussione della mia tesi di laurea. Alle otto in punto la ciurma festosa si muove alla volta di Fisciano, provincia di Salerno, ignara delle ore di attesa alle quali il mio cognome – e l’inconcepibile logica dell’ordine alfabetico – l’avrebbe costretta. Fu un trionfo. O almeno così sembrò allora. Mi bastò poco, però, a capire che quello che aveva tutte le parvenze di un traguardo, in realtà, era niente più che un punto di partenza e che gli esami, quelli veri, nemmeno erano cominciati. 

Dieci anni e mille cambiamenti dopo ho imparato tante cose. 

Ho imparato, per esempio, che nella vita devi sempre fare i conti con i tuoi precedenti. Anche se non sei un pregiudicato. 
Ho imparato che domani è un altro giorno. E che questa non sempre è una buona notizia. 
Ho imparato che molto spesso un “capo” che parla di meritocrazia è come un ottantenne che parla di sesso: sa cos’è, ma ha imparato a farne a meno. 
Ho imparato che i raccomandati esistono e che qualche volta sono un bene, perché ti fanno sentire migliore. 
Ho imparato che un monolocale di venti metri quadrati vicino ad una fermata della metropolitana può sembrare immenso, se fino al giorno prima eri costretto a condividere una stanza di un vecchio appartamento di periferia. 
Ho imparato che la forza di gravità è più efficace di un ferro da stiro usato male. E ho cominciato a far asciugare le camicie appese ad una stampella. 
Ho imparato che comprando i rotoli di carta igienica meno costosi, non si risparmia, perché hanno molti meno strappi. Non li ho contati uno ad uno, però. Ho solo scoperto che c’è una legenda dietro ad ogni confezione. E ho imparato a leggerla. 
Ho imparato che non si può vivere di solo amore. Ma pure che una vita senza amore, è la cosa più brutta che ti possa capitare. 
Ho imparato a riconoscere l'amore vero e me lo sono tenuto stretto. 
Ho imparato che le mamme hanno una specie di super potere, che le permette di fare mille cose contemporaneamente. E ho capito che essere figli è un po’ più facile che essere genitori. 
Ho imparato che un genitore resta con te per sempre, anche quando se ne va. Ho imparato che non c’è mai fine al peggio. Ma nemmeno al meglio. La vita è una partita di scacchi. Qualche volta fai la mossa giusta. Qualche altra quella sbagliata. Ma devi sempre giocartela. Fino alla fine. 

E poi ho imparato quanto sale mettere nel sugo per non passare la notte attaccato ad una bottiglia d’acqua. Ho imparato che bere il latte aperto da troppi giorni può avere effetti devastanti. E che conviene sempre avere in casa un buon antidiarroico e una scorta di carta igienica. Ho imparato che alcune di quelle frasi che ti senti dire da ragazzino, tipo: ‹‹nessuno fa niente in cambio di niente›› oppure ‹‹tutto quello che fai oggi te lo ritrovi domani›› le capisci solo quando diventi grande. Ma più di ogni altra cosa ho imparato che bisogna sempre cercare la felicità, anche quando il destino prova a nascondertela. 

Insomma, di cose ne ho imparate tante, ma preferisco non dirle tutte. Un po’ per discrezione, un po’ per non sembrare presuntuoso, un po’ perché, tra queste, ce n’è qualcuna che non sono così certo di aver capito bene.