1 novembre 2013

Lettera di un napoletano ad un tifoso del nord

Caro tifoso del nord, che tutte le settimane mi offendi con i tuoi cori, chi ti scrive è un tifoso del sud. Un napoletano, per la precisione. Sì, proprio io: il terrone, il terremotato. Il pirla, il bauscia, il tupin, il balengu, fai tu. Quello che vorresti prima lavare col fuoco e poi seppellire sotto la spazzatura. Io, in persona.

Ti scrivo perché voglio spiegarti un paio di cosette semplici, semplici che tu, forse, fai fatica a capire. È un po’ di tempo che va avanti questo fatto che tu mi prendi a male parole. Dici che io e te non siamo la stessa cosa, che tu sei un poco meglio di me. Adesso, però, si sono messe in mezzo le istituzioni del pallone. Hanno detto che tu non lo puoi fare più, perchè è discriminazione razziale. Si chiama così, questa cosa che fai tu. Che praticamente significa che i tifosi napoletani, siciliani, milanesi, torinesi, eccetera eccetera non si possono offendere tra di loro, perché sono tutti uguali. Ma uguali a chi? Io, tale e quale a te, non ci voglio essere.

Io tengo il sole, tu tieni la pioggia. Io sorrido in continuazione, anche quando sto pieno di problemi. Tu stai sempre con una faccia appesa che pare che hai passato un guaio. Io tengo la pizza, la mozzarella di bufala, il ragù, la sfogliatella, il babà, la pastiera. Tu, a stento, tieni la cotoletta. Che poi la puoi pure chiamare "alla milanese", per dire che l’hai inventata tu, ma la fai tale a quale a come la faccio io: carne, uova e pane grattugiato. Che ti pensi, che ci vuole la scienza per fare la cotoletta? Non tieni niente di tuo, perciò ci hai voluto, per forza, mettere il nome “alla milanese”. Io la pizza, mica la chiamo alla napoletana. È mia e basta. È la più buona del mondo, lo sanno tutti, ma non lo vado dicendo in giro.

Perché la superiorità, caro tifoso del nord, la devi tenere, ma non la devi ostentare. Se la ostenti, significa che non ce l’hai. Perciò tu fai quel fatto della discriminazione razionale e io no.

Mò hai capito? Hai capito la differenza tra me e te?

Senza rancore, Nicola Zanfardino.