27 luglio 2013

È asciuto pazzo ‘o padrone!

Sembra passata una vita da quel Lunedì in cui la mia lettera d’addio a Cavani fece il giro del mondo e invece sono trascorse appena due settimane. Quattordici giorni che hanno fatto da spartiacque tra due ere distanti anni luce. 

Il Matador ha oramai preso la strada di Parigi e a Napoli è arrivato Gonzalo Higuain, prolifico e costoso attaccante del Real Madrid. Trentasette milioni sull’unghia, a cui, pare, se ne aggiungeranno altri tre se El Pipita farà il suo dovere nelle aree di rigore avversarie. In totale faranno quaranta milioni. Una cifra mostruosa, che per qualcuno ha sancito la tanto attesa metamorfosi di De Laurentiis: da guardia svizzera del bilancio a irrefrenabile spendaccione. O per dirla con il linguaggio dei tifosi: da pappone a sceicco de noiatri. Una metamorfosi radicale che ha preso alla sprovvista tutti. E che ha messo in seria difficoltà, in special modo, i detrattori di Don Aurelio. 

E così, nel giro di una notte, quel grido di battaglia, che noi tifosi del Napoli conosciamo tanto bene: “Presidè caccia ‘e sord” è diventato obsoleto e anacronistico. Tempo qualche ora e un nuovo coro già riecheggiava nelle strade e nei vicoli di Napoli: “è asciuto pazz ‘o padrone!” 

Ma cosa c’è dietro questo cambiamento di rotta così radicale? Cosa ha fatto “uscire pazzo il padrone”? Voglia di vincere qualcosa, dice qualcuno. Ma non è soltanto questo. C’è molto di più. Quella di De Laurentiis è una vera e propria operazione di marketing, una campagna di comunicazione che a suon di bigliettoni sta cambiando l’immagine del Napoli nel mondo

Mi spiego meglio: i cento e passa milioni di euro che alla fine del calciomercato, Aurelione avrà speso, non possono in alcun modo darci la certezza di vincere lo scudetto, tanto più in un campionato agguerrito come quello prossimo. Né, tantomeno, garanzie di successo in Champions, dove, presumo, partiremo ancora una volta dalla quarta fascia. Ma al di là degli imprevedibili risultati sul campo, un obiettivo il Presidentissimo l’ha già raggiunto: ha reso Napoli una squadra invidiata da tutta Italia e da gran parte d’Europa e del mondo. Come non succedeva da tempo, forse da quando un ometto da capelli neri e riccioluti alto meno di un metro e settanta faceva sfaceli nelle difese avversarie. 

No, attenzione, non sto paragonando El Pipita a Diego, guai solo a pensarlo. Dico solo che adesso possiamo permetterci giocatori che i tifosi di Juventus, Milan e Inter possono solo acquistare al fantacalcio. Sono loro che ci guardano dal basso, sono loro a doversi inventare scuse improbabili per sminuire i nostri acquisti. E sono sempre loro  che, a denti stretti, ci sussurrano: “beati voi!” E questo per una città come Napoli è linfa vitale, perché a Napoli, purtroppo, “beati voi” ce lo sentiamo dire sempre meno spesso. E non dovrebbe essere così. E chissenefrega se è stato necessario pagare quaranta milioni per un giocare che forse ne vale trentadue o trentatre. D’altra parte nemmeno Cavani ne valeva sessantaquattro. Ciò che conta è ricominciare ad essere invidiati. In attesa che l’Italia prima e il mondo poi riscoprano quei mille e uno motivi per i quali Napoli – e stavolta parlo della città, non della squadra di calcio – merita di essere invidiata. Perché è così che deve essere. Perché è così che sarà, presto o tardi. Se poi, nel frattempo, dovesse arrivare anche uno Scudetto… 



12 luglio 2013

Io e Cavani

E chi l’avrebbe detto che il mio destino e quello di Cavani si sarebbero incrociati. Lui, che sotto il Vesuvio ha raccolto popolarità, fama e soldi e che ad un certo punto ha sbaraccato baracca e burattini per andare a fare la bella vita a Parigi, proprio lui, senza volerlo, mi ha reso per qualche giorno il tifoso più famoso di Napoli

Ma veniamo ai fatti. Un Lunedì sera, come tante altre volte, decido di scrivere un pezzo per il mio blog. Da grande tifoso del Napoli quale sono, non potevo non scrivere una lettera a Cavani. Terminato il post, lo condivido su Facebook e spengo il computer. Come sempre, il giorno seguente, l’avrei riacceso per vedere i commenti di quello sparuto manipolo di lettori che mi segue da sempre. Stavolta, però, succede qualcosa di imprevedibile. Molti amici condividono il post. E dopo di loro lo fanno gli amici degli amici. E poi gli amici degli amici degli amici. E così via. Tra i tanti che condividono c’è pure Maurizio De Giovanni, eccelso scrittore e sublime tifoso del Napoli. E già questo basterebbe ad appagarmi. Ma evidentemente il mio quarto d’ora di popolarità è destinato a prolungarsi ancora. 

I lettori cominciano a moltiplicarsi di ora in ora: mille, due mila, tre mila, cinque mila. E la cosa non sfugge a molte testate online che riprendono la lettera, così come molte pagine e gruppi su facebook. Alcuni siti moltiplicano i contatti grazie alla mia lettera, dai loro contatori vengono fuori cifre esorbitanti, anche più di ventimila lettori alla volta. Qualcuno pensa bene di fare copia e incolla della lettera, senza citarmi, ma si trova a fare i conti con un agguerrita schiera di amici e parenti che scandaglia la rete con piglio da gestapo, per smascherare i siti più truffaldini. In un modo o nell’altro, comunque, la lettera si propaga sul web, fa il giro di Napoli, poi della Campania. Arriva sui monitor dei tifosi del Napoli che stanno al nord. Supera i confini, fa compagnia agli emigranti di Francia, Germania e Regno Unito. Si cominciano a diffondere miti e leggende su chi avesse scritto davvero quella lettera. Qualche testata online mette il mio nome addirittura nel titolo dell'articolo, nemmeno fossi un personaggio famoso. Nel giro di qualche ora, per il mondo, io divento "quello della lettera a Cavani"

Il successo è inatteso e terrificante. Valeria osserva il contatore dei lettori e ride di stupore. La mia famiglia dà di matto, tutti mi telefonano, tutti mi mandano messaggi. E tutti ri-condividono ogni volta che un nuovo sito pubblica la lettera. Sulla mia bacheca di facebook il post compare decine di volte, nei vari gruppi in cui la lettera viene pubblicata i “mi piace” si contano a centinaia e migliaia. I commenti si sprecano, così come le richieste di amicizia. Chi mi osanna, chi mi elegge a proprio idolo, chi mi “quota anche le virgole”. E ovviamente c’è anche chi mi insulta, ma va bene tutto, in questo momento. È il prezzo della celebrità. 

Sono arrivato al cuore della gente, come mi ha fatto notare un caro amico. Ed è così che si conquista il popolo. Perciò Cavani era così amato a Napoli: i suoi goal erano dediche d’amore. E qualcuno li ha confusi per pegni di fedeltà. Pensavamo fosse amore, invece era un calesse. E così quella poltrona in prima fila, sistemata nel cuore dei tifosi, apposta per lui, è rimasta vuota e incustodita. E mi ci sono seduto io, per qualche giorno. Mi ci sono appoggiato appena per non sgualcirla, perché sapevo che non mi apparteneva e che molto presto avrei dovuto rialzarmi. 

In quanto a Cavani, non abbiate timore, perché quella poltrona nel vostro cuore sarà presto occupata da qualcun altro. Sì è vero, ci siamo detti che l’avremmo fatta finita con gli idoli, che d’ora in poi “solo la maglia”, ma sappiamo già che non sarà così. Ne arriverà un altro e noi, senza battere ciglio, gli cederemo le chiavi del nostro cuore. Hamsik e già lì che scalpita e chissà che lui, non sappia meritarselo più di ogni altro. 

Io, invece, me ne torno buono buono nell'anonimato, dove, oltre a tifare Napoli (sempre e comunque), potrò fare ciò che mi riesce meglio: scrivere. Lo farò, innanzitutto per quei lettori (pochi, ma buoni) che mi seguono da sempre e che sono e resteranno la mia più grande soddisfazione. E se a loro vorrà aggiungersene qualche altro, saremo felici di allargare la famiglia. 

Di cosa scriverò? Ancora non lo so. Anche se, a dirla tutta, mi sta venendo voglia di scrivere una bella lettera a... (poi ve lo dico)


11 luglio 2013

La risposta di Cavani

Caro Nicola, ho letto e riletto la tua lettera e sento il bisogno di risponderti per spiegarti le vere ragioni del mio addio al Napoli. Questa mia lettera la sta scrivendo Grava, quindi se trovi qualche errore grammaticale prenditela con lui. 

Sappi che se ho deciso di andare via, la colpa è soltanto di Maria Soledad, mia moglie. Tutto è cominciato quando feci una tripletta contro l’Utrecht, ti ricordi? La mia prima tripletta con la maglia del Napoli. Alla fine della partita mi presentai a casa con il pallone che, per abitudine, si regala a chi fa tre gol. Ero tutto felice, ma lei, appena mi vide arrivare, mi fece un paliatone che non me lo scorderò per il resto dei miei giorni. Mi disse che il pallone le rovinava l’arredamento, che sporcava tutto. Io le spiegai che lo potevamo sgonfiare e mettere in un mobile, ma non ci fu verso, rispose che non c'era spazio. Per farla calmare le dovetti promettere che non l’avrei fatto più, che al massimo avrei segnato una doppietta. 

Ma poi ci sono ricascato. Sentivo i tifosi che mi osannavano, vedevo la squadra che giocava per me e non resistevo alla tentazione di metterla dentro. Quante triplette! E quante mazzate. Ti ricordi quella volta che ne feci quattro contro il Dnipro? Quella notte non sono potuto tornare a casa, sono andato a dormire da Grava. Io perciò mi sono cercato un’amante, per lasciare i palloni a casa sua. Mica potevo approfittare sempre di Grava? 

Cosa c’entra tutto questo con il fatto che me ne sono andato? Nicò ma come fai a non capire? Io se rimanevo a Napoli, sai quante triplette facevo ancora? Con il tifo che ci sta qua, pure un brocco diventa campione. Ma tu te li ricordi a Savini, a Pazienza, a Montervino, che facevano cose da pazzi? Sì lo so, adesso stai pensando a Vargas, ma non farti ingannare dalle apparenze. Anche lui teneva la fidanzata che lo picchiava. Dopo che fece quella tripletta contro l’Aik Solna lo dovetti portare con me da Grava. Dormimmo in tre in un letto, Vargas capitò in mezzo. Fu un’esperienza talmente brutta per lui che si ripromise di non fare più nemmeno un tiro in porta. E ci è riuscito. Insomma, per farla breve, io me ne sono dovuto andare in un’altra squadra, dove certamente mi troverò male e forse mi toglierò questo maledetto vizio di fare triplette. E così Maria Soledad la smetterà di picchiarmi. 

E comunque il Psg mi dà tanti soldi e io, Nicò, tengo famiglia. Anzi mo ne tengo addirittura due, quindi fammi il piacere, smettila di parlare di me e fai leggere questa lettera a tutti i tifosi. E ricordagli che grazie a me avete avuto un bel po’ di milioni dallo sceicco. Cosa? Non vi importa dei soldi? Volete solo il bene del Napoli? Nicò, io non vi capisco. Ed è inutile che me lo spieghi, perché io tanto non capisco lo stesso. Io sono un calciatore, io non voglio capire. Io pure se mi sforzo, non ci riesco proprio a capire. 

A bientot (questo l’ho scritto io perché Grava non ci riusciva) 

La lettera a Cavani, che sta facendo il giro del web, la trovate in versione originale sul blog dell'autore: http://nicolazanfardino.blogspot.it/2013/07/lettera-cavani.html




8 luglio 2013

Lettera a Cavani

Caro Matador, prima di salutarti e di lasciarti andare per la tua strada è il caso che io ti chiarisca un paio di cosette. Ho sentito da qualche parte che ci vuoi parlare. Che ci vuoi spiegare. Ma spiegare che cosa, Matadò? Noi siamo tifosi, pensiamo solo alla nostra squadra, è inutile che ci spieghi, tanto noi non capiamo. Noi non vogliamo capire. Noi non siamo tenuti a capire. 

Facci il piacere, Matadò, risparmiacele quelle quattro scemenze di benservito, non ci trattare come un direttore di giornale qualunque. Te ne sei voluto andare? E statti bene. Chi s’è visto, s’è visto. Anzi, se stai zitto, ci mettiamo pure più poco tempo a dimenticarti. Cosa dici? Siamo ingiusti, siamo poco obiettivi? Embè, dove sta la novità? Siamo tifosi, quando mai s'è visto un tifoso obiettivo? E poi non ti piaceva pure a te quando stavamo dalla tua parte? Non ti piaceva essere difeso da un’intera città anche quando te ne andavi facendo il farinello con la tua cummarella, alla faccia di quella poverina di Maria Soledad che teneva a tuo figlio in corpo? E mi dispiace Matador, ma questa te la dovevo dire. Ci hai parlato di valori, di chiesa, di religione. Di famiglia. Ci hai scritto pure un libro su queste cose e noi ce lo siamo comprati, solo per rispetto a te, pure se non ci piaceva. Perciò adesso abbi la compiacenza di startene zitto. E già che ci sei, fai stare zitti pure a tuo padre, a tua madre e a tutta la razza tua. Pure perché, se loro dicono che tu vuoi andare al Real Madrid e poi tu vai al Paris Saint Germain ti fanno fare una brutta figura. Hai capito o no, Matadò? Sai, pure io ho un sacco di sogni, fin da bambino, alcuni addirittura più nobili dei tuoi, ma mica mando la mia famiglia a raccontarli a chi capita. 

Sia chiaro, Matador io non ce l’ho con te, tu sei un professionista. E sei pure un grande calciatore. Hai ricevuto una proposta e l’hai accettata. Nulla di illecito, nulla di clamoroso. Tutto sommato tu, a Napoli, ti ci sei ritrovato per caso. In quell'estate del 2010, pur di scappare da Palermo, avresti accettato qualsiasi squadra. Certamente già allora sognavi il Real Madrid, ma ti toccò il Napoli. E stavolta ti è toccato andare a Parigi. Sai che ti dico? Non ci sto nemmeno così male che te ne vai. Ho sofferto di più per il Pocho, che magari sbagliava un sacco di gol, ma teneva la stessa testa pazza nostra. E poi sono stanco di tutta questa gente che parla sempre e soltanto di te: "Ma cosa volete da Cavani? Voi al posto suo cosa avreste fatto, non li avreste accettati tutti quei soldi?" Uh Gesù e che domande sono Matadò? E certo che li avremmo accettati. Noi con lo stipendio che pigliamo a stento arriviamo alla fine del mese, figurati se non accettavamo tutti quei soldi. Ma questo vale per noi. Tu che c’entri? Tu non sei uno di noi. E ja, mo non fare l’offeso, Matadò. Te l’ho spiegato prima, noi siamo tifosi. Noi non capiamo. Noi non vogliamo capire. Noi non siamo tenuti a capire.

AGGIORNAMENTO - ORE 16.22
è arrivata la tanto attesa risposta del Matador, clicca qui per leggerla