10 maggio 2013

Sotto casa

Oggi, mentre tornavo in macchina, da Roma, mi è venuta una gran voglia di ascoltare una canzone. Non vi dirò quale, perché è poco importante. Ciò che conta è che questa canzone io la volevo proprio ascoltare ed essendo una di quelle che passano abbastanza spesso in radio ho cominciato a cambiare smaniosamente stazione, certo che di lì a poco l'avrei beccata. E invece niente. Ho fatto non so quanti giri completi dell'intera frequenza media, ma della "mia" canzone nemmeno l'ombra. Anzi, nemmeno una nota. 

Sono andato avanti così per un'ora e tre quarti almeno, schiacciando i tastini dei comandi al volante così tante volte da farmi venire i crampi al pollice della mano sinistra. Ne è venuto fuori soltanto un frenetico succedersi di frammenti di canzoni, senza che nessuna riuscisse in qualche modo a soddisfare le mie impellenti esigenze musicali. Qualsiasi canzone mi fossi fermato ad ascoltare avrebbe rappresentato una rinuncia agli obiettivi prefissati, un accontentarsi, un chiodo schiaccia chiodo. Poi, quando ero ormai in prossimità del casello e le mie speranze si stavano spegnando al suono stridulo di un telepass, eccola arrivare. Proprio lei, la mia canzone. Era già cominciata da un po' e la seconda strofa stava lasciando il testimone all'inciso. Ho alzato il volume di qualche tacchetta e ho tirato su i finestrini per non permettere al vento di compromettere l'ascolto. Dopo una trentina di secondi sono entrato in un autogrill per fare rifornimento, sono sceso dalla macchina, senza abbassare il volume e volutamente non ho chiuso la portiera, per lasciare le note libere di impossessarsi dello spazio circostante. Il benzinaio mi è venuto incontro e con un sorriso convinto ha mostrato di gradire. Ho fatto il pieno e, dopo aver pagato, sono risalito in macchina. 

La canzone intanto era terminata, ma il mio stato d'animo era ormai alle stelle. Avevo sfidato la frequenza media e ne ero uscito vincitore. Ho poggiato il gomito sinistro sul finestrino aperto, ho tirato su le spalle e ho definitivamente abbandonato i comandi al volante. Non ho cambiato stazione fino all'arrivo. Ogni canzone che passava, adesso, sembrava avere un buon motivo per essere ascoltata. Morale della storia? Se volete davvero qualcosa, andatevelo a prendere, non arrendetevi, credeteci fino in fondo. Non è detto che questo basti, anzi non basta quasi mai. Ma il piacere di una vittoria sa cancellare il dispiacere di mille sconfitte. Giusto il tempo di fare questa considerazione ed ero già arrivato sotto casa. Ops, sotto casa. Alla fine vi ho pure rivelato la canzone.