7 maggio 2012

Lo juventino napoletano e gli orgasmi della Domenica

Ieri sera si sentivano, in giro per le strade di Napoli, voci sparse di tifosi Juventini in festa. Voci sole, che con fatica superavano le mura domestiche e facevano eco a qualche fugace carosello, rubato al silenzio di lutto calcistico napoletano. La sintesi del tifoso Juventino che vive a Napoli è tutta in queste immagini, in questi venti minuti scarsi di “godimento razionalizzato” (una contraddizione in termini), privati di quella condivisione con l’altro che, diciamola tutta, è la vera essenza del tifo. Perché il tifo, al di là di qualunque discorso sulla fede e sull’amore per la propria squadra, è prima di tutto, un momento di socializzazione. Ed è pure una lezione di convivenza, che insegna a stare affianco gli altri e in mezzo agli altri. Anche per questo esiste lo sfottò. E se gli Juventini napoletani, non posso fare a meno di canzonare i loro concittadini che tifano Napoli, è solo perché hanno bisogno di sentirsi un po’ meno soli, per evitare che il godimento si trasformi in frustrazione e la gioia lasci il passo all’esasperazione. Il tifo senza una dimensione sociale, viene meno della sua stessa natura. Diventa, insomma, semplice masturbazione: un dialogo interiore con sé stessi, volto alla ricerca di un piacere breve e, forse, trascurabile, che mai e poi mai, sarà paragonabile ad un vero rapporto sessuale. È per questo che bisognerebbe tifare sempre per la squadra della propria città: non c’entra nulla il campanilismo, la motivazione è orgasmica. E sugli orgasmi, almeno su quelli, non si scherza.