26 aprile 2012

Viaggio a Facebookland (Seconda Parte)

Eccoci qua. Come promesso, si torna a Facebookland. Abbiamo già detto, nella prima parte, della spasmodica pubblicazione di foto scattate in ogni dove e dei continui aggiornamenti sui vari sto-facendo-questa-cosa- time. Ma voglio andare oltre. Perché gli utenti di facebook non sono tutti uguali. Ognuno ha i suoi must, i suoi caratteri distintivi. Ognuno ha il suo personaggio da interpretare. E non deve per forza esserci una continuità con la vita reale di tutti i giorni. Basta solo un log in e chiunque può diventare protagonista di quella portentosa messa in scena che è Facebook

Un personaggio molto ambito, per esempio, è quello del TIFOSO ACCANITO. Per interpretare questo ruolo è necessario mostrare una fede calcistica travolgente, avvalorata dalla pubblicazione di decine di link ogni giorno sulla propria squadra del cuore. Parolacce e bestemmie sono consentite dopo una sconfitta immeritata o causata da errori arbitrali (veri o presunti). 

Altro personaggio molto ben visto su Facebook è quello del DEEJAY, che ogni giorno s’impegna a proporre una personale selezione video-musicale. I requisiti indispensabili per aspirare ad ottenere la patente di deejay da social network sono: pubblicazione di almeno un brano al giorno di un artista sconosciuto, la citazione quotidiana di almeno un estratto di testo dall’alto valore filosofico, l’ottenimento di un quantitativo di “mi piace” tale da permettere ad almeno due dei brani pubblicati, di apparire il giorno seguente tra le notizie più popolari in bacheca. 

Assai ambito è, poi, è il personaggio del MORALIZZATORE. La conditio sine qua non per meritarsi questo ruolo è quella di mostrarsi sempre incazzato con qualcuno. Meglio ancora se gli anatemi vengo lanciati contro i privilegi della casta e le ingiustizie sociali. 

Non manca mai su Facebook un discreto numero di esemplari del personaggio dell’ANIMALISTA. Un ruolo assai ambito perché politically correct e per questo difficile da criticare. Non basta tuttavia difendere a spada tratta i diritti degli animali, per assicurarsi il brevetto di animalista convinto. È necessario anche, di tanto in tanto, prendersela con gli uomini, augurando alla specie umana le peggio sorti in favore di un mondo fatto di soli animali. 

Solo per veri esperti, invece, è il personaggio del NECROLOGISTA da social network. Serve infatti molta dimestichezza e padronanza della rete per interpretare al meglio questo ruolo. Bisogna portare sempre il conto preciso delle morti eccellenti e parlare di ognuno di loro con una dovizia di particolari tale da farne presumere una conoscenza diretta. 

È più facile da interpretare, invece, il ruolo dell’INTELLETTUALE. Siti web, come per esempio wikiquote rendono molto agevole l’individuazione delle citazioni colte da pubblicare ogni giorno in bacheca. Tuttavia, una discreta quantità di commenti di approvazione alle frasi scelte, contribuisce notevolmente ad accrescere la credibilità del personaggio. 

Non lo si sceglie, ma ce lo si trova appioppato a forza, il ruolo dello SCEMO DEL VILLAGGIO, colui che dispensa “mi piace” a destra e a manca, mette commenti a caso, condivide sulla propria bacheca tutto quello che ha a portata di mouse e trascorre intere giornate alla ricerca di qualcuno con cui di chattare, ma quasi sempre senza successo. 

Come non citare in questo elenco (assolutamente parziale) di personaggi da social network, il DEPRESSO, ruolo affidato a chi è stato appena mollato ed è disposto a mettere in piazza il proprio privato, sfogando tutto il suo dolore e la sua rabbia sulla bacheca di facebook. Assai propedeutico alla creazione del personaggio è intervallare gli improperi e le maledizioni contro l’ex partner con ragionamenti pseudo-filosofici sul senso della vita e dell’amore. 

The last, but not the the least è il ruolo della CAPERA. La capera è una specie di personaggio invisibile che su Facebook c’è, ma non si vede. La capera non pubblica mai niente, non aggiorna il proprio profilo, non ha una propria foto che la indentifica, ma un’immagini di Pollon, di Lamù o di Lupin. Non scrive mai sulla bacheca altrui, per non dare troppi segni di vita. Nessuno sa di avere una capera tra i propri contatti, eppure ognuno ne ha almeno una, che legge tutti i suoi aggiornamenti e osserva tutte le sue foto. Che sa tutto di lui ed è pronta, in caso di bisogna, a raccontarne vita, morte e miracoli. 

Per leggere la prima parte di questo post basta cliccare qui

16 aprile 2012

Viaggio a Facebookland (Prima Parte)

Sono iscritto a Facebook da quasi 4 anni. E so che c’è ben poco di cui vantarsi. Ma vi assicuro che allora era tutta un’altra storia. Mi ci volle un mese per arrivare a 100 amici. Eravamo un elite di persone tecnologicamente evolute. Quando mi iscrissi ci trovai solo colleghi di lavoro e di università. Nemmeno un parente. Non c’era traccia di zie e nonne. Poi tutto è cambiato. 

Oggi su Facebook ci sono praticamente tutti. Anche le zie e le nonne. Qualche volta addirittura scopri parenti che nemmeno sapevi di avere. Parenti alla lontanissima, cugine di secondo grado dei tuoi genitori, che ti hanno visto l’ultima volta quando ancora stavi nella culla e ti aggiungono agli amici, convinte che, per uno strano scherzo della memoria, tu possa ricordarti di loro. 

Oggi  Facebook ha sostituito il telefono. Le coppie, sulle rispettive bacheche, si fanno dichiarazioni d’amore e si chiedono scusa quando hanno litigato. Gli amici si danno appuntamento per la sera. I figli avvisano i genitori che non tornano a casa per la cena.

Oggi su Facebook tutti ti raccontano tutto. Per far sapere cosa stanno facendo in un certo momento della giornata, fanno seguire l’azione in via di svolgimento, dalla parola “time” che poi significa “lo sto facendo adesso”. E allora: doccia time, relax time, studio time, cena time, televisione time, taglio delle unghie time, telefonata time, sigaretta time, pisolino time, pizzeria time, palestra time, noia time, eccetera, eccetera. Ci manca solo sesso time e masturbazione time e il danno sarà irreparabile. E poi ti avvisano di come sono andati gli esami all’università, ti fanno resoconti della giornata di lavoro, ti aggiornano sulle proprie condizioni di salute: febbre, raffreddore, mal di schiena, unghie incarnite, diaree galoppanti, meteorismo, coliche renali, stomatiti, emorroidi e congiuntiviti. 

Oggi su Facebook tutti pubblicano foto. Tante foto. Una vagonata di foto. Foto di feste di compleanni, di matrimoni, di battesimi, di comunioni, di uscite con gli amici o con il partner. Foto di vacanze al mare o di gite in montagna, di panorami e di monumenti. Foto di giornate particolari o troppo normali. Foto della propria stanza, del proprio ufficio, della propria palestra, della propria cantina e del supermercato di fiducia. Foto con autoscatto davanti al computer, nel letto appena svegli, in treno, in macchina, in aereo, in moto, in barca, sulle giostre, al cinema, a scuola e magari anche al cesso. Foto del piatto che stanno per mangiare, della tazza in cui bevono il latte, del vicino di posto in metropolitana, delle scarpe che stanno per buttare, che hanno appena comprato o che non potranno mai avere. Foto delle unghie appena smaltate, dei piedi appena lavati, dei capelli appena tagliati. Foto del nipotino appena nato e della nonna centenaria ancora viva. Foto della mamma che cucina, della vicina che stende i panni, del figlio che gioca a calcio, del fratello che si lava i denti, della sorellina che si cambia gli slip o del padre che dorme sul divano. Foto del caffè fuoriuscito dalla macchinetta, del vino rovesciato sulla tovaglia, dell’olio scorso sulla camicia. Foto del proprio attore preferito, del cantante amato, dell’amico del cuore, del fidanzato e dell’amante. Foto del liceo, delle medie, delle elementari, dell’asilo e dei vicini di culla nel nido. Foto scattate dovunque e con chiunque. 

Le foto oggi non si stampano più, si pubblicano su Facebook. E se fai una cosa e non lo dici su Facebook è come se non l’avessi mai fatta. Così, almeno, la pensa qualcuno. Non tutti, però. Perché il vento sta cambiando, ancora una volta. Se ne sono accorti in pochi, ma Facebook ha cominciato la sua (lentissima) parabola discendente. Tanto che oggi la vera chiccheria è cancellarsi da Facebook. Magari per iscriversi a Twitter. Ma in pochi per adesso ne hanno il coraggio. Twitter è la nuova Facebook. Chi non c’è su Facebook ormai è un eletto, uno capace di cantare fuori dal coro. Chi non è iscritto a Twitter, invece, è socialmente poco evoluto. Su Twitter ci sono i cantanti e gli attori. I politici e i giornalisti. I calciatori e le veline. E chissà che in un giorno non troppo lontano Twitter non possa fare a Facebook quello che Facebook, a suo tempo, ha fatto a MySpace. 

Ma per adesso poco importa. Del diman non v’è certezza e di Twitter parleremo poi. Il mio viaggio a Facebookland è appena cominciato…