19 gennaio 2012

Il paese della Concordia

Schettino è un poco di buono. Ok. È uno sbruffone, un gradasso, un disonesto, un irresponsabile e pure un incapace. Ok. Non fa una piega. Ma De Falco, non è un eroe. Non esageriamo. 

Per i pochi che non fossero a conoscenza dei fatti, il Capitano Gregorio De Falco, della Capitaneria di porto di Livorno è colui che la sera dell’incidente della Concordia, ha telefonato al comandante Francesco Schettino per intimargli di tornare a bordo della nave, dalla quale era scappato con una scialuppa, per continuare a coordinare, da lì, i soccorsi. Una telefonata diventata ormai cult, trasmessa da tutti i telegiornali e pubblicata dai giornali online. E condivisa da milioni di persone su Facebook e Twitter. Quattro minuti e mezzo che, lo ammetto, sembrano rubati ad un film d’azione, con il capitano De Falco che sta a metà tra il Sergente Maggiore Hartman che in Full Metal Jacket inveisce contro Palla di Lardo e Tom Cruise che in Codice d’onore inchioda il colonnello Jessep (alias Jack Nicholson) alle sue colpe. Ma non è difficile trovare riferimenti anche all’Ispettore Coliandro o al Maresciallo Rocca, come in quel frangente di telefonata in cui il comandante Schettino si lamenta del buio e lui, l’impavido e simpatico De Falco, con insospettabile ironia gli chiede se ha voglia di tornarsene a casa. E non finisce qui, perché a volerci vedere dell’altro, De Falco ricorda persino le veraci sceneggiate di Mario Merola, quando promette al comandante della Concordia di fargli passare "l’anima dei guai" tradendo tutt’insieme le sue origini napoletane. Passi per i riferimenti cinematografici, dunque. Ma non basta tutto questo a fare di De Falco un semidio. E non basta nemmeno il passaggio televisivo a Porta a Porta da Bruno Vespa, non fosse altro perché quel salotto ha ospitato tutti, cani e porci compresi. 

De Falco è sicuramente una persona per bene, sia chiaro. È un professionista serio e morigerato, un uomo con la testa a posto. Probabilmente anche un marito impeccabile, un padre premuroso, un amico sincero e un godibile vicino di casa. Ma qui ci dobbiamo fermare. E lui, credo, sia d’accordo con me. Altrimenti si corre il rischio di far passare un messaggio distorto. Di far intendere che certi comportamenti (ineccepibilmente giusti) siano l’eccezione e non la regola. E così non va bene. Tanto più che le vicende della Concordia sono diventate un "fatto mediatico" di prim’ordine e come tale arriva a tutti, dagli anziani ai bambini. 

Già, i bambini. Nel loro immaginario, eroe è qualcuno che fa qualcosa di unico e inarrivabile, qualcosa che nessun altro – se non un altro eroe – è in grado di fare. Non possiamo mica fargli scoprire fin da piccoli quanto poco basti, in questa nostra Italia, per diventare eroi. Lasciamo che queste cose le scoprano da grandi e nel frattempo, noi che grandi già lo siamo, riflettiamo un po’ più a fondo su quello che è successo, perché il vero problema, diacimocelo, è capire quanti altri Schettino e quanti altri De Falco ci sono nel nostro paeseSi fa presto a puntare il dito contro un comandante che distrugge una nave con quattromila persone a bordo e poi se ne scappa e si fa ancora prima ad esaltare le gesta di colui che gli mette il bastone tra le ruote, ma non possiamo mica ridurci a scovare i pirati della Malaitalia solo dopo che hanno affondato la nave. 

Quanti Schettino si annidano per esempio nelle posizioni di vertice della politica, dell’economia o dell’industria? E cosa possono fare le migliaia di piccoli De Falco dell’Italia per bene per fermarli? È a queste domande, prima di ogni altra cosa, che dovremo trovare una risposta. E dovrebbero farlo, forse, anche le televisioni e i giornali, piuttosto che continuare a chiedersi quanti minuti siano passati tra l’impatto con lo scoglio e la richiesta d'aiuto o quante telefonate abbia fatto Schettino al commodoro Palombo per preannunciargli la rotta spericolata che stava per comandare. 

Questioni importanti anche queste, certo. Alle quali, sono sicuro, chi di dovere, dedicherà la giusta attenzione. Noi altri, invece, smettiamola di osannare chi fa semplicemente il proprio dovere e impariamo a pretendere quello stesso impeccabile comportamento da coloro con i quali abbiamo quotidianamente a che fare. Perché la rotta di un paese non la decidono né i suoi eroi, né i suoi banditi, ma la sua gente comune. E solo quando saremo certi di essere un paese di De Falco e non di Schettino potremo issare la prua e sperare di arrivare lontano.