28 novembre 2011

Tutto questo non è un film (FOTO)

Sono stato ad Auschwitz lo scorso week end. Uso il passato, ma sarebbe più giusto il presente, perché con la testa sono ancora lì. Fa uno strano effetto, Auschwitz. Disorienta. Ti rimpicciolisce. Ecco, ti rimpicciolisce, questo forse rende l’idea. E non me l’aspettavo. Non da me e non fino a questo punto. Il “luogo”, in fondo, già lo conoscevo, la “storia” pure, ho perso il conto di quanti film e documentari ho visto sull’argomento. Mi credevo un tantino più impermeabile a tutta questa suggestione. E invece stare lì, calpestare i dormitori dove venivano ammassate migliaia di persone, vedere con i miei occhi due tonnellate di capelli di donne, rasate dopo essere state uccise nelle camere a gas e in procinto di essere bruciate nei forni crematori e i loro pigiami e le valigie e gli occhiali – quei tipici occhiali “da ebreo” – e i pennelli da barba e le scarpe e le migliaia di barattoli che contenevano il cianuro e le lettere e i documenti con i quali venivano registrati per dare una parvenza di legalità e tutto il resto appresso, ha reso tutto ancora più vero. 

Basta chiudere per un secondo gli occhi, ad Auchwitz, per tornare indietro nel tempo. E poi li riapri ed è ancora tutto lì, tutto più vero del vero. E sai che tutto questo non è un film, non questa volta. Non vengono i titoli di coda a salvarti, non basta chiudere il libro. Non è un racconto di Primo Levi, non è Schinder’s list. Non è nemmeno Il pianista o Il bambino col pigiama a righe. Non c’è Benigni a consolarti. Lì dentro, l’alito dei soldati nazisti te lo senti addosso e nelle orecchie ti ronzano i lamenti dei deportati e vicino ai muri ti sembra di vedere ancora le sagome dei fucilati. E senti ancora il puzzo delle loro feci nelle latrine senza fogna, senti il rumore delle botte che ricevevano quando provavano ad andare in bagno fuori orario. E tutti quei film che hai visto e tutti quelle storie che hai letto non bastano a proteggerti, non ti preparano a tutto quello che vedi. Anzi ci mettono il resto vicino. Perché riprendono vita, tutti insieme. Si amplificano l’un, l’altro e ti esplodono nella testa. Forse un giorno ci ritornerò ad Auchwitz. O forse no. Ma quel posto mi rimarrà per sempre davanti agli occhi.

 

21 novembre 2011

10 cose di Londra (FOTO)

Me ne avevano dette tante su Londra, tutto e il contrario di tutto. Non sapevo cosa aspettarmi. Poi l'ho vista. E ho deciso di dire la mia. Ecco il mio personale – e forse insolito – racconto di Londra: 10 immagini che, per un motivo o per l’altro, mi hanno lasciato un segno

IL CINESE - ITALIANO 
A Londra, gli italiani sono d’esempio solo per la cucina. E così può succedere che un signorotto dagli occhi a mandorla, ti inviti a mangiare italiano nel suo ristorante. Ovviamente ho declinato l’invito e sono entrato in un supermercato a comprare pane e Philadelphia. Ma la puzza di quel ristorante ancora mi ronza nel naso. 

LA COMMESSA CON IL VELO 
Islamica, jeans, scarpette e polo rossa e con il velo a coprirgli capo e guance. Faceva la commessa per Hamleys, il negozio di giocattoli più famoso di Londra. Tipico esempio di quella multi-etnicità londinese, dalla quale faremmo bene a prendere esempio. Con buona pace di chi, con le altre razze, proprio non ci… lega. 


IL BAGNO DEI PUFFI 
Mi avevano avvisato che a Londra i bagni degli hotel sono piccoli, ma non pensavo fino a questo punto. Un intero bagno, grande più o meno come un box doccia. A confronto, i bagni dei treni sono saloni per le feste. E poi qualcuno mi spieghi perché tanti paesi del mondo rinunciano così a cuor leggero alla sana (e igienica) funzione del bidet. 

LO SCOIATTOLO AMICO 
Di scoiattoli a Londra ce ne sono tanti, quasi come cozze sugli scogli. Li trovi ovunque. Uno di questi, a St James Park, mi si è avvicinato con una nocciolina tra le zampe. Pareva sorridesse. E altrettanto cortesi con me sono stati i corvi della Torre di Londra e le anatre di Hyde Park. Mi sa che, in quanto ad ospitalità, i londinesi hanno parecchio da imparare dai loro animali. 

IL DISCO-BARBIERE 
Un negozio di abbigliamento, a Carnaby Street, con al centro un disk-jockey e in vetrina un barbiere (vero) in azione. E poco più avanti, nello store di Tommy Hilfiger, il proprietario offriva birra a tutti quelli che entravano, anche solo per dare un’occhiata. Non c’è sfida, in fatto di marketing, a Londra sono decisamente avanti. 

LA FELPA “I LOVE LONDON” 
Me la sogno anche la notte quella felpa, era dappertutto. Ed era orribile. Di manifattura cinese, come il resto dei souvenir – tutti uguali, tutti scadenti, tutti decisamente brutti – che vendevano a Londra. Gli stessi che si possono trovare – con nomi di città differenti – nel resto del mondo. Comincio ad avere una vaga idea di cosa sia la globalizzazione. 

LA SCALA EGIZIANA 
Sei piani di lusso collegati da una sfarzosa (e decisamente pacchiana) scalinata in stile egizio con tanto di sfinge che troneggia all’ultimo piano. Tutto questo (e pure di più) si può trovare da Harrods, i grandi magazzini sulla Brompton Road. Al piano terra, poi, un opera commemorativa (di dubbio gusto stilistico) omaggia Lady Diana e il suo ultimo compagno Dodi Al Fayed, figlio di Mohammed, fondatore dei magazzini. Che avrà pure tanti soldi, ma in fatto di stile non è certo il numero uno. 

IL CHITARRISTA UNDERGROUND 
Un ragazzo che suonava la chitarra e cantava sotto la metropolita. Da Dio. Un vero talento underground (è proprio il caso di dirlo) nascosto nei meandri di quella metropolitana così osannata dai Londinesi e dai turisti. Spero che un giorno si trovi a passare un discografico da quelle parti. Quel ragazzo merita decisamente di emergere. 

LA  SENTINELLA SOLITARIA
Una sentinella con un ridicolo copricapo che marciava avanti e indietro nel cortile di Buckingham Palace. Chissà se sentiva freddo, chissà cosa pensava, chissà se soffriva di solitudine. E chissà se è sposato, se ha figli, se da piccolo sognava questa vita. Chissà se crede nella famiglia reale. Chissà che idea si sarà fatto di me che, da fuori il cancello del palazzo, non gli toglievo gli occhi di dosso. 

LA SCARPA GIGANTE
È la prima cosa che ho notato a Camden Town. Una Converse gialla, gigante, che campeggiava su un muro, ad indicare che lì sotto c’era un negozio di scarpe. E poi più avanti, a mo’ di insegna, oggetti di ogni tipo a dimensioni cubitali. Sotto, in strada bancarelle variegate e gente folkloristica che le visitava. Sono stato nella ‘mmuina di Camden town dopo aver attraversato la maestosità di Westminster, l’eleganza di Notting Hill, la quiete di Hyde park, la regalità di Buckingham Palace, la frenesia di Piccadilly Circus, lo sfarzo di Harrods, la mondanità di Carnaby, l'eccletticità di Covent Garden, l’esuberanza cromatica di Portobello. E alla fine ho capito perché, di Londra, ognuno dice una cosa diversa. 

La scala egiziana di Harrods
Il disco-barbiere di Carnaby street
La sentinella di Buckingham Palace
Gente in attesa del cambio della guardia (Buckingham Palace)
Notting Hill
Covent Garden
Harrods shop
Camden Town
Portobello Road
Metro a Piccadilly Circus
Hyde Park alle 9 del mattino
Corvo nella Torre di Londra
Anatra a Hyde Park
Scoiattolo con nocciolina a St. James Park